di Andrea Morè 

Cari Fratelli, 

il Torino non è più Toro da veramente, troppi anni ed ufficialmente nemmeno più molto Torino e non è azzeccando l’acquisto di uno o due giocatori che si può invertire questa tendenza e nemmeno con un insperata promozione che calmerebbe la piazza verso un tacito silenzio complice e colpevole.

 
La Dirigenza attuale non ha fatto altro, in maniera anche sconsolatamente ignara ma per questo non meno colpevole, che contribuire a quel processo di eliminazione dell’Anima della Città e dalla Città, ricca di un autocoscienza propria e di senso critico costruttivo (il Toro), per cercare di sostituirla con il prodotto in serie del Lingotto.
 
Questo è quello che si fà per creare un background culturale fasullo in quanto non spontaneo atto al controllo totale di una collettività non più critica ma complice di un sistema lobotomizzante che rende le persone totalmente dipendenti anche e sopratutto negli svaghi ex ultima riserva dove esprimere il proprio malcontento così come lo schierarsi partigiano e gridare i propri valori e sentimenti.
 
E’ una pratica comune alle multinazionali oggi come ai colonizzatori ieri: disintegrare l’identità locale per sostituirla con le proprie divinità al fine di ridurre in schiavitù gli autoctoni.
 
Siccome non credo in questa logiche che ritengo antievolutive e dannose vi racconto una storiella conosciuta ma da tenere ben a mente sempre, chi la conosce a memoria (credo tutti), è consigliato comunque di leggere siccome  il finale spetta di scriverlo a noi medesimi.
 
Tutto è cominciato, per non dire prima, ad avere un impatto diretto quando qualcuno di spicco della famiglia e tifosi bianconeri, negli anni 90 si lamentavano nel vedere un attaccamento da parte dei nostri verso la maglia con conseguente foga agonistica ed un esponente in particolare della sudetta famiglia consigliava di trapiantare geni di  Toro nella compagine di sua proprietà, tentativo goffamente tentato con l’assunzione di sostanze dopanti.
 
Iniziò quindi il periodo di cretinopoli e contemporaneamente lo smantellamento del Torino, siccome è sempre meglio togliere dallo sguardo del confronto chi di bello e forte è di suo, questo anche per ottenere qualche rekord modificato geneticamente in laboratorio, rekord comunque fasullo, da esporre nel salotto buono di casa.
 
Processo che negli anni seguenti è evoluto nella distruzione del Filadelfia atto perorato  da amici (loro),spesso passatisi negli anni per granata e popolari a fini elettorali e non solo, tanto per non sporcarsi le mani e gettare un po’ di fango in casa altrui, come la classe e la nobiltà d’animo di queste persone impone caratterizzandoli e distinguendoli da sempre.
 
Processo ulteriormente evoluto nel coprire di ipoteche il terreno su cui sorgeva il tempio al fine di impedirne ogni recupero da parte di chiunque se non con fini ulteriormente distruttivi ed irrimediabilmente compromettenti.
 
Il Filadelfia, che è vivo ed alberga nel profondo di ognuno di Noi, vero cuore e tempio della resistenza granata e forgia di quell’identificazione nel simbolo, non solo cittadino, di giocatori, tifosi, innamorati della bellezza tutti, resta un nodo fondamentale della vicenda anche futura.
 
L’atto conclusivo del libercolo era il fallimento economico del Torino cosa avvenuta tramite le presidenze pilotate di  uomini di fiducia della famiglia e di quella che ormai era definta la triade.
 
Poi finalmente qualcuno, perfino in Italia, li ha temporaneamente frenati, risultato: Toro in A e gli altri in B per frode sportiva: questa è storia, ma la lotta per la salvaguardia di una Torino pane vino e salame piuttosto che kinder e nandrolone non è minimamente terminata, come la storia attuale insegna.
 
Viviamo in un mondo dove nelle maternità, sorridenti personaggi, ti regalano gentili scatolette con cibo per neonati che già contengono nella loro composizione organolettica gusti precisi atti fornire un backgroud materno ed affettivo al fine di indirizzare la scelta dei futuri adolescenti verso cibi replicanti i medesimi gusti artificiali  che guarda caso sono quelli della maggior parte delle multinazionali del cibo.
 
Viviamo in un mondo dove famosi sportivi corrotti e dopati ti regalano buoni benzina e vendono merendine, sorridenti ed affidabili, proponendosi come modelli per i bimbi ed insperati fidanzati per le bimbe.
 
Contro tutto questo lotto ed il mio impegno lo concentro nel Toro, in quello che per me è il Toro: un anima pura capace spesso di rifiutare lauti pasti geneticamente modificati pur di mantenere la sua identità unica e vera ricchezza di ogniuno, sarò naif, ma sono me stesso, felice e libero, cosa che non si può dire del Torino Fc attuale.
 
Dopo tante battaglie vinte contro gli attachi verso questa identità granata la cui sola colpa in questo mondo è di: essere a prescindere, piuttosto che un prodotto virtuale, vedersi sotto la "presidenza" di chi incarna tutto il contrario dell’essere granata e della sua filosofia è semplicemente orribile.
 
Vedere il Torino diventare non solo oggetto di svago di un questa presidenza ma trasformato in veicolo di espressione e propagazione di una filosofia iperconsumistica e competitiva, irrispettosa di qualsivoglia valore e persona in cui nessun granata si può riconoscere mi fà accaponare la pelle.
 
Per questo e solo per questo, in maniera pacata ma ferma mi insorgo, ora che il rischio non è quello del fallimento economico o sportivo ma addirittura identitario, unica vera ed enorme ricchezza e plusvalore oltre che arma.
 
Esprimendo la cosa in maniera filosofica si potrebbe tradurre: "se per sopravvivere mi devo uccidere non ha senso il vivere", cosa , grazie al cielo, clinicamente non possibile.
 
La profanazione non solo del giuoco del calcio ma dei valori granata ogni volta che il Torino Fc scende in campo è a dire poco immonda e devastante per chiunque abbia non dico cuore granata ma perlomeno un cuore e lì stà la vendetta del cuore a mostrare impietosamente cosa ha voluto dire perdere l’anima e disconoscere il frutto del proprio sentimento.
 
Le stesse vendette o conseguenze cadute spesso su tutti quelli che hanno fatto male al Toro cadono adesso sul Toro stesso, su questo Toro e non sono il frutto di nessun caso o di nessuna errata campagna acquisti.
 
Inutile volerne a chi è arrivato su di una terra ormai brulla, qualcuno tra gli interpreti in mutandone ha intuito grazie alla fedele e paziente evangelizzazione granata dei molti cuori che volteggiano senza trovare casa e posa, ma è poca cosa veramente poca, immensa cosa malgrado tutto se la priorità del nostro sguardo è l’opera apostolica di Noi Granata.
 
Di fronte a tutto ciò, non propongo marce e nemmeno bombe, ma la convocazione degli: STATI GENERALI GRANATA.
 
Se è vero che siamo un Popolo che cerca faticosamente di evolvere verso una democrazia dimostriamocelo!
 
Questo anche per smarcarci definitivamente da chi vuole  il calcio come violenza e denaro e proporci ancora una volta Noi granata come innovatori ed alternativa valida, portiamoci come vettori di impegno e resposabilizzazione piuttosto che negligenza e valvola di sfogo alle derive di un sistema.
 
Tutti devono sentirsi coinvolti e responsabili quindi importanti anzi fondamentali: dal CCTC con annessi clubs a Toromio, personaggi famosi o meno famosi, parenti delle vittime del Grande Torino, Associazione ex Calciatori Granata, portatori vari di progetti di ricostruzione del Fila, ispiratori di cordate per rilevare la Società, scuole calcio giovanili legate al Torino, il tifoso senza tessere e spesso purtroppo senza voce in capitolo che meglio di tutti incarna il Toro vero proprio perchè non strombazza nelle orecchie del potente ma pretende di essere ascoltato, di chi sà di avere oro nelle mani ed il vero potere ma è stanco di essere ignorato, di chi ha sofferto e patito in silenzio questi anni di umiliazioni come le gioie quotidiane, anche odierne, dell’essere liberamente granata fuori da ogni schema.
 
Una sola cosa è certa ed imperativa: l’esserci tutti ed inaugurare la nascita di questa entità: forte, calma e vigorosa, capace si spera in un futuro di proporre un comitato ed infine un personaggio pienamente e senza timori in diritto di stare a sedere ogni volta che in alta sede si tratta e parla di Toro, in ogni ambito interno ed esterno al Torino FC.
 
Il Toro deve esistere in quanto il Toro siamo tutti Noi, spesso anche chi lo ignora siccome granata è il sangue di tutti ed è un simbolo di vita e di forza perfino per chi disconosce la natura ed a questa realtà chiunque si deve adattare e non l’inverso, sopratutto deve nascere il concetto che il TORO E’! e deve essere ufficialmente rappresentato da qualcuno, questo indipendentemente dagli alti e bassi delle clasifiche e dalle influenze più o meno mafiose che gravitano in tutta le geopolitica economica locale ed internazionale.
Questo punto è fondamentale!
 
L’unica salvezza è essere uniti anche "solo" per screditare in maniera lampante chiunque metta in pericolo le nostre fondamenta.
 
Il Toro non appartiene a nessuno e chi è Granata lo sà, nemmeno agli Ultras tanto demonizzati che spesso anche in maniera goffa e brutale ma sono stati i soli a reagire vigorosamente, nemmeno agli ex giocatori o dirigenti od agli innumerevoli scrittori e poeti, tantomeno alle televisioni od a Cairo, al Toro si appartiene punto e basta e si è Granata in ogni ambito e momento della vita, chiunque si è introdotto sulla strada di credersi padrone del Toro è perentoriamente caduto malamente e chi ha cercato di influenzarne l’esitenza ha patito, magari segretamente ma ne ha patito, fosse anche solo nello stagnare nell’ignoranza del proprio delirio di onnipotenza che ne ha sicuramente frenato l’evoluzione personale.
 
Non siamo ancora in grado forse di gestire direttamente il Torino ma incominciamo da quello che è posibile: dimostrare a noi stessi la nostra forza e non è poca cosa.
 
Creiamo una prova di forza reale e costante capace di partorire in futuro non un atto ma un ruolo istituzionale ogni qualvolta si voglia parlar di Torino facendo ben vedere e sentire a cosa ed a chi và incontro l’interlocutore di turno.
 
Va da se che chiunque già impegnato, CCTC od altri in progetti agglomeranti il pianeta Toro od attivi in altra maniera es. imprenditori impegnati a cercare cordate, torneranno, fuori dall’Assemblea Generale Granata, a svolgere e contribuire a loro maniera alla propagazione del nostro credo.
 
Non parlo di destabilizzare o discreditare il già lodevole esitente ma di sapersi trovare per dimostrare la nostra forza e riuscire nel dichiare l’ufficialità dell’esistenza di un Popolo.
 
Se alla prima uscita di questa Assemblea, che dovrebbe diventare appuntamento puntuale, si riuscisse anche solo a produrre un documento, o comunicato ufficiale di cui tutti, vista la portata e la consistenza della base, dovranno tenere conto sarebbe meraviglioso.
 
Se poi un giorno si potesse arrivare ad una carta costituzionale del Popolo Granata, con regole e precetti cui chiunque ufficialmente volesse avvicinarsi al Torino dovrebbe attenersi sarebbe ancora più meraviglioso.
 
Lo scopo lo ripeto è quello di riuscire a creare una volta tanto un consiglio con esponenti di spicco capaci di rappresentare tutti noi in ogni sede e dare risalto e visibilità alla forza che rappresentano con conseguente rispetto ed attenzione da parte di chiunque.
 
Bisogna ricreare il terreno coltivabile e fertile per il nuovo Grande Torino e quel terreno siamo Noi, si ho detto bene Grande, siccome anche il più piccolo che sà ergersi contro l’ingiustizia liberandosene diventa un Gigante ed il più Grande di tutti riducendo al nulla il male di cui non ha più timore siccome il male si nutre solo di vuoto e paure immotivate, nel momento in cui si realizza cosa ha valore tutto il vuoto va a decadere e scomparrire.
 
Non dobbiamo avere paura di essere forti malgrado quello che vogliono farci credere e pretendo che il ribellarsi per il bene torni ad essere un valore di pubblico dominio rispettato e venerato per noi e per tutti!
 
I GRANATA SONO QUA’!
 
 
Con affetto Granata
 
Andrea Morè
 
 
 

 

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