di Stefano Intramezzo
 
Cari amici di fede, ci sto prendendo gusto a scrivere.
Ho letto su “la busiarda” del 17/7/2010  http://www.lastampa.it/sport/cmsSezioni/calcio/201007articoli/28131girata.asp che 21 club di Lega Pro sono scomparsi definitivamente dopo lunghi giorni di agonia. Ovviamente si è partiti subito alla caccia dei colpevoli: presidenti dei club, dirigenti della FGCI, veti incrociati, la nazionale (con la enne minuscola) che ha fatto scalpore … negativamente ai recenti Campionati del Mondo in Sud Africa. Che cosa succederà?

Niente.  
Mentre sto scrivendo mi arriva la seguente segnalazione di ToroMio http://www.odioilbrodo.it/ dove l’associazione “Per amore solo per amore” segnala il fallimento della Fortitudo Bologna, pallacanestro, finalista Coppa dei Campioni 2005 e il tentativo in extremis da parte dei tifosi di salvare la società con l’azionariato popolare che non riesce perché partito troppo tardi anche se è indicata una raccolta di oltre 288.000 €. Questo ultimo dato dovrebbe comunque fare meditare noi tifosi del Torino Fc e in particolare gli organizzatori di ToroMio che hanno raccolto poco più di 170.000 € in otto mesi: certo noi non siamo adesso sotto stress adrenalico di un fallimento, sensazione già provata e che forse porterebbe a delle promesse di investimento più consistenti. Si confronta comunque calcio contro pallacanestro (sport considerato maggiore contro uno relativamente minore) e toh, Torino contro Bologna (una capitale d’Italia seppur ex e piena di bogianen contro una capitale regionale). 
Torniamo al “niente”. Già, è troppo facile prevedere  “niente” . Se dicono che  prevedevano questi disastri da “tre anni”  e il risultato è un disastro di questo entità vuol dire proprio che non si è fatto “niente”: così sarà in futuro. Difatti per il 2011 dicono che “sarà peggio”. 
Noi tifosi possiamo, nel nostro piccolo, essere lungimiranti ovvero provare a prevenire i disastri incombenti preparandoci ad entrare nelle società sportive con l’azionariato se abbiamo ancora voglia di sognare, se non ci sono veti incrociati tra noi, se dialoghiamo, se collaboriamo. Forse troppi “se” condizionanti. Altrimenti adeguiamoci ai disastri.     
 
Stefano Intramezzo

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