di 
Guido Caronia
Luciano Cavagnero
Giuseppe Frascarolo
Arianna Lucania
Pierpaolo Pesce
Guido Regis    
 
 
Oramai molti dovrebbero sapere che cos’è TOROMIO: è il tentativo di tifosi normali, non capi popolo o imprenditori importanti o miti granata, ripetiamo tifosi normali, di prendere per mano il Toro e accompagnarlo per prossimi anni partecipando attivamente a ciò che, volenti o nolenti, vive per merito nostro e dipende in tutto e per tutto dalla nostra perseveranza a resistere. 

A che punto siamo?
E’ il periodo del dubbio.
Tutti i giorni giungono alla nostra attenzione da più persone talmente tanti dubbi, motivazioni di vario genere per la mancata adesione e partecipazione a www.toromio.net che abbiamo deciso di descriverli, catalogarli. 

Siamo convinti che non sono tutti, anzi per ognuno di quelli che non aderiscono ci sia un dubbio e ognuno diverso dall’altro.
Più o meno 1.999.640 che è la differenza tra tutti tifosi del Toro suggerito dalle statistiche di marketing, meno 340 che sono quelli che hanno aderito finora al progetto www.toromio.net.
Sull’idea di avere un Torino, oggi FC ieri AC, di proprietà dei tifosi sono tutti d’accordo ed è un bel sogno auspicabile.
Quando si passa ad una fase più pragmatica, facile, facile, che consiste nel promettere finanziamenti (sottolineo promettere) incominciano i dubbi, le confusioni, i “ma”, i “se”, i”però”, la voglia di andare a scavare a fondo e così via.
A dir la verità la voglia di sapere e capire profondamente ciò che può succedere è un’ottima cosa in quanto vuol dire che se ne incomincia a parlare e si può iniziare un confronto in tutte le stratificazioni con cui si suddividono i tifosi, sia in modo verticale (strati sociali) sia in orizzontale (opinioni diverse allo stesso livello sociale).
Ma ciò che deve essere inteso in maniera assoluta è che l’unica cosa che unisce i “ricchi” ai “poveri”, passando dalla classe media, i politici di opposte correnti, gli imprenditori provenienti da varie culture, dall’artigiano al mecenate, le varie professioni, persino le varie religioni ed etnie, così in questa Italia a volte divisa è il Toro, l’unica vera squadra, non solo per antonomasia, di Torino, la città da cui è partita nel bene o nel male l’unità d’Italia e che fu la prima capitale d’Italia.     
Il primo “ostacolo” che ci viene indicato è quello del “mattone del Filadelfia” che portò parecchi soldi nelle casse della Fondazione Filadelfia a fronte di una promessa tuttora non mantenuta, quella della ricostruzione del vecchio Campo Torino ribattezzato Filadelfia.
Di qui il Primo dubbio: perché dovrei promettere di investire dei soldi nel Toro, che fine faranno?
Diventeranno come quelli per il Filadelfia? Ma se sto facendo una promessa, quando dovrò versare il denaro che fine farà … continuando così lo userete voi? potrò decidere?
Secondo dubbio: ho già partecipato a tanti tentativi di questo genere e ce ne sono tanti in corso (sembrerebbe almeno altri tre), sono state fatte tante riunioni e non si è concluso nulla e quindi non aderisco perché sono solo perdite di tempo.
Terzo dubbio: sono un personaggio importante nell’ambiente del Toro, mi sono esposto un’altra volta, ho partecipato persino ad una conferenza stampa nella presentazione e si è concluso tutto in un nulla di fatto. Non posso perdere la faccia un’altra volta.
Quarto dubbio: sono un personaggio importante, ho perso tempo in riunioni di questo tipo, ho sentito che ci sono altri tentativi e te li specifico, non so a quale riferirmi e poi devo difendere la mia immagine e la mia posizione.
Quinto dubbio: il libro che hai scritto dà un’idea di quello che si vuole fare ma rimangono tanti quesiti non risolti, a volte non si capisce bene dove si vuole andare. Ci dovrebbero essere più particolari. Dovresti descrivere meglio il progetto. Forse dovresti lasciare più possibilità. Dovresti scrivere parrebbe, dovrebbe, incomincerebbe, probabilmente, succederebbe, acquisirebbe ecc. ecc. Così sembra tutto troppo sicuro.  
Sesto dubbio: guarda che fino a quando non riuscite a convincere quelli delle curve non aderisco neppure io, convinci quelli e poi vedrai che ti verranno tutti dietro. 
Settimo dubbio: sono perfettamente convinto che il tuo progetto sia quello giusto in quanto la partecipazione dei tifosi nella proprietà del Torino FC porterebbe stabilità. So anche che il progetto è di affiancarsi al presidente e quindi non gli vai contro, però il presidente attuale non la pensa così e quindi io che sono nel campo calcistico non posso espormi altrimenti sembra quasi che “sputo nel piatto dove mangio”.
Ottavo dubbio: l’idea è ottima ma occorrerebbe un imprenditore come Y o dei capi popolo come X o delle persone referenti di alta qualità morale come Z (come se i tifosi normali fossero degli imbecilli).  
Nono dubbio: è un’idea destabilizzante dell’ambiente e per me che sono con l’attuale presidente la contrasterò con tutte le mie forze.
Dieci: da come scrivete sul sito sembrate lo sgabello del CCTC  
Undici: dalle attività che avete messo dei tifosi aderenti agli organi sociali siete classisti  
Dodici: è meglio l’azionariato popolare o quello reale? Cominciamo da una Spa o da una cooperativa?
E qui mi fermo. 
Per rispondere a questi dubbi occorrerebbero migliaia di pagine e forse non basterebbero perché se ne aggiungerebbero altri.
E’ sufficiente dire che se si dovesse rispondere nei minimi particolari suggeriti dal quinto dubbio occorrerebbe aver acquisito la laurea in Economia e Commercio e Giurisprudenza oltre che aver seguito qualche decina di stages aziendali, essere un arzillo ultra centenario con più esperienze aziendali,  imprenditoriali e nel calcio.
Ma andiamo oltre; pensiamo che dovremmo annoverare nel gruppo almeno due geni al livello di Einstein, un decina di leader stile Gandhi oppure un personaggio importante dopato ma esaltato dai media (purtroppo nessuno di noi lo è) e forse non basterebbero.
Per l’ottavo dubbio si potrebbe rispondere con delle domande; perché bisogna aspettare sempre gli altri? Possibile, che noi persone e tifosi normali tipo VNP (very normal people) con il casellario giudiziario pulito, sicuramente la maggioranza, abbiamo così poca stima di noi stessi da voler “aspettare” (che brutta parola!) gli altri (VIP) che non si muovono se non solo quando sono chiamati, dopo avere dato loro garanzie, immagine, denaro sonante ed ulteriore gloria, mettendo loro in mano magari un progetto già ben avviato, consentendogli di fare bella figura ed ergersi a capipopolo?  
In altre parole questi dubbi sono il modo migliore per impedire che il progetto prosegua in modo spedito. Ognuno ha i propri motivi per essere tifoso del Toro ma ha anche un dovere di reale autostima che lo induca credere nella sua importanza determinante a far si che il Toro riparta e torni ad essere il Grande Torino.
Per carità, ognuno di noi ha il diritto di affliggersi ed affliggere gli altri di dubbi affinché il progetto rallenti o si fermi, ma allo stesso modo ha il dovere di utilizzare la stessa energia e lo stesso impegno per far si che i dubbi si dissolvano, per sé, per gli altri e per il TORO.
La vita di ciascuno di noi ci ha insegnato che ogni azione quotidiana è costellata di dubbi eppure si agisce, nonostante l’insicurezza, e con l’agire, a volte anche sbagliando, il dubbio svanisce magicamente magari ricomparendo, ma meno forte con la successiva azione.
Per fortuna esistono molte attività umane che iniziano, continuano e hanno successo anche a fronte di molti, spesso troppi dubbi.
Il TORO è indietro di quarant’anni come organizzazione societaria rispetto ad altre più evolute ed inevitabilmente sempre più forti.
Vogliamo lasciare che il gap aumenti?      
La soluzione?
Crederci e agire, agire, agire con coraggio, determinazione e possibilmente insieme: ogni momento è quello migliore per rompere gli indugi
 
Guido Caronia 
Luciano Cavagnero
Giuseppe Frascarolo
Arianna Lucania
Pierpaolo Pesce
Guido Regis
 
http://www.torinoclubcto.com
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