Se vogliamo, possiamo

L’idea del rafforzamento della società Torino Fc attraverso l’azionariato non è nuova ma è stata esplicitata attraverso un libro “Se vogliamo, possiamo”.

Il libro è stato scritto a partire dal 2006 e pubblicato nel 2008, quindi alcune situazioni devono essere lette ed interpretate ricordando la situazione di quel periodo.  Inoltre, pur rimanendo le idee di base le stesse, il progetto ha avuto una sua evoluzione man mano che il gruppo di tifosi iniziale è progredito con nuovi aderenti i quali hanno apportato nuove soluzioni. Qui di seguito le prime pagine del libro.

Prefazione

Attraverso le pagine di questo libro il lettore percorrerà, per la prima volta, le fasi che potrebbero portare un contribuito allo sviluppo della Società calcistica – Torino Fc, attraverso gli occhi di un tifoso innamorato dei colori scelti fin da quando era bambino.
Ho voluto dire basta – per un momento – con il passato di questa gloriosa società calcistica sulla quale si è scritto di tutto e di più ed ho provato a rivolgermi al futuro.
È questo il sogno di un tifoso granata che molte volte ha espresso queste idee ad “amici di virus”, su un possibile sviluppo dell’ambiente granata. Ho pensato e scritto quindi di un possibile futuro escludendo il passato, a parte l’analisi che si riaggancia forzatamente al recente da cui sono partito per elaborare una proposta di progetto.
Così il libro dimentica volutamente le fotografie dei miti torinisti e si azzarda nell’ardua impresa di prospettare – attraverso schemi di sviluppo aziendali -, ciò che potrebbe essere il Toro e tutto quanto pulsa, vive e trae stimoli nell’ambiente granata; ovvero nella società, nei tifosi e nella squadra.
Questo progetto si riassume in poche parole, vorrei dire in un motto: costituiamo una comunità.
Questo è il primo tentativo per rispondere concretamente alle seguenti domande:

"Possibile che ci si deve accontentare della partita settimanale accompagnata dalla favola della Maratona?"

"Possibile che la responsabilità del tifoso debba finire con la fine del tifo, nel vedere realizzare dai beniamini scelti da altri una bella giocata?"

"C’è spazio per un maggior coinvolgimento, partecipazione e interazione tra le varie componenti dell’ambiente granata?"

"È possibile uscire definitivamente da quegli alti e bassi che la storia granata ci ha costretti a subire, passare da un presidente all’altro e sottostare passivamente agli eventi dei passaggi di proprietà?"

"È possibile tenerci i nostri calciatori cresciuti professionalmente con anni di fatica e sacrifici nelle nostre giovanili senza regalarli in giro?"

"È possibile vivere oltre la speranza nella conquista di vittorie che da troppo tempo mancano, senza poter incidere di più sulla vita della squadra?"

"È possibile trasmettere l’esperienza acquisita dalla gestione di un presidente ad un altro senza ricominciare sempre tutto daccapo?"

"È possibile essere parte attiva nella costruzione della storia partendo dalla partecipazione alla proprietà della squadra del cuore in modo che ogni tifoso possa scegliere quando, come e quanto partecipare?"

"Quali potrebbero essere le difficoltà?"

"Come potrebbero reagire i presunti poteri forti?"

Per fornire delle risposte a queste e ad altre domande, ho voluto pubblicare questo progetto che si prefigge l’obiettivo di sviluppare tra i tifosi granata un eventuale dibattito che porti alla consapevolezza che “Se vogliamo, possiamo”.

Note:
Naturalmente quando parlo di un presidente intendo parlare di un ipotetico presidente che dovrebbe prendere in considerazione la proposta qui descritta.
L’evoluzione della società deve avvenire secondo una delle caratteristiche fondamentali dell’ambiente Toro che è proprio quella della spontaneità; senza forzature nei confronti di nessuno come la nostra storia e la nostra esperienza insegnano.
Sovente le forzature sono state deleterie, altre volte pur avendo avuto un esito positivo hanno faticato ad attecchire e a svilupparsi perché piene di incognite.
Occorre perciò “sentire” la proposta nostra, essere convinti che questa può essere la strada che porta allo sviluppo di una squadra forte e soprattutto vincente.
Generalmente parlare di sviluppo di una società di calcio lascia il tifoso indifferente o addirittura lo indispone in quanto per lui le cose più importanti sono la bella giocata, il goal, la posizione in classifica; insomma tutto quanto concerne il gioco. Ho visto trasmissioni televisive durante le quali alcuni presidenti hanno tentato di spiegare l’importanza di sviluppo della propria società, a partire dagli stadi di proprietà per poi passare al merchandising ed ho notato come l’insofferenza del conduttore e degli ospiti – in genere ex calciatori -, crescesse a mano a mano che il presidente sviluppava il proprio pensiero.
È naturale che una trasmissione televisiva sportiva trasmetta principalmente immagini riguardanti gli avvenimenti poiché è questo che lo spettatore vuole vedere, ma i commenti sugli sviluppi societari dovrebbero essere inseriti nel dibattito in quanto indispensabili per far comprendere meglio il mondo del calcio; cosicché non abbiamo a stupirci quando le società falliscono, quando l’atteggiamento dei tifosi diventa polemico  sia nei confronti del presidente e  dei calciatori poiché i risultati non gratificano né le aspettative dei tifosi né le prerogative finanziarie di chi ha impegnato ingenti capitali.
Reputo che questi argomenti siano più importanti dei gossip su vari giocatori presunti “fenomeni” o analoghi argomenti  che spesso occupano più tempo delle stesse partite giocate.
A volte si ha l’impressione che l’interesse dei tifosi inizi dalla quantità di soldi che un presidente deve possedere e quindi spendere, per discutere solo in un secondo tempo della squadra e dei  risultati.
E prima? Ovvero, come un presidente si procuri i soldi è una cosa secondaria; delle attività del presidente  se ne parla solamente all’inizio del suo mandato dopo di che su questo argomento cala il sipario.
I tifosi devono rendersi conto che la disponibilità finanziaria è frutto di qualche  attività, che tutto dipende da questo e che il presidente non è obbligato a spendere per la squadra.
Qui sta l’equilibrio  per lo sviluppo della società e quindi della squadra.   
Indubbiamente il discorso riguardante lo sviluppo e il mantenimento societario è ostico per la maggior parte dei tifosi, ciò non toglie però che si debba tentare di comprendere a fondo i complicati e complessi meccanismi per poterne parlare con competenza, confrontando le opinioni e trarne le conclusioni per poter adottare decisioni che portino all’operatività. 

 

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