Il ranking mondiale di calcio del IFFHS (International Federeration Of Football History & Statistics) al 31 dicembre 2009 ci pone al 67 posto tra i club mondiali di calcio
http://www.iffhs.de/?3d4d443d0b803e8b40384c00205fdcdc3bfcdc0aec70aeedbe1a
Sessantacinque anni fa eravamo primi.
La tendenza a sprofondare sempre più giù è evidente.

Per migliorare noi stessi dobbiamo con umiltà e realismo andare ad analizzare anche sommariamente la situazione delle altre società importanti e scopriamo che tutte sono controllate da finanziarie all’interno delle quali esistono sia piccoli azionisti sia azionisti di riferimento nei quali la società si identifica.
Le società finanziarie sono spesso grandissime realtà a livello mondiale legate in un circuito con la società di calcio che ha anche il compito di dimostrare al mondo, attraverso la competizione sportiva, le capacità vincenti del gruppo finanziario stesso.
Tutto è cominciato con il secondo dopo guerra.
Le società di calcio hanno iniziato ad evolversi adeguandosi prima di altre alla risalita verso il benessere ed il boom economico degli anni ’60.
Le società pressoché dilettantistiche sono diventate professionistiche guidate da imprenditori o da famiglie di imprenditori, fino a trasformarsi e regolamentarsi, non senza forzature, come delle vere e proprie Spa.
Alcune di esse, con strategie all’avanguardia, sono state incorporate in gruppi economici attraverso finanziarie capogruppo.
Così, mentre mietevano successi in campo sportivo, si sono rafforzate dal punto di vista economico, politico e finanziario, cercando inoltre di ottenere sempre più consensi globali ovvero rivolgendosi al pianeta. ( Coppe internazionali )  
Per farsi notare queste società non hanno tuttavia dimenticato il radicamento al territorio in cui sono sorte costruendo attorno al proprio stadio vere e proprie “città dello sport” con servizi, amalgamandosi con la cultura del luogo, a volte persino con la lingua del luogo impropriamente definito “dialetto”. Esempi come il Barcellona, Real Madrid, Lisbona, Bayern lo stanno a dimostrare come lo evidenzia uno studio del 2006 della KPMG   http://www.romaeuropea.it/img/eventi_associativi/2006_0421_azionariato_popolare_nel_calcio/2006_0421_studio_azionariato_popolare_nel_calcio.pdf
Lo stesso sport del calcio sta cercando di diventare sempre più globale aumentando le squadre competitive e relegando nell’oblio le squadre meno adattabili alle nuove realtà e quindi tendenzialmente più deboli.
Il Torino FC è fermo ad almeno 40 anni fa, non si è più evoluto anzi con il fallimento si è involuto perdendo quel poco che aveva di patrimonio economico strutturale; ha buttato via anche il suo Tempio, il Fila e sta rischiando seriamente in questo modo di dissipare il grande patrimonio storico culturale, oggi tutelato esclusivamente dalla tifoseria, che gli consente, nonostante tutto, di resistere ancora tra i primi 70 Clubs mondiali.
Non vogliamo puntare il dito su nessuno, non è questa la sede, ma prendiamo atto umilmente di ciò che è successo ed è da qui che si deve ripartire senza sprecare ulteriori energie e tempo per imprecare su ciò che è stato.            
Qualche giorno fa è comparso un articolo sul Sole 24 ore http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2010/02/roma-azionariato-popolare.shtml?uuid=ef07effa-1096-11df-a809-c23ba46922d2&DocRulesView=Libero dedicato alla Roma, società ipoteticamente molto ricca ma quando va in difficoltà, prova ad affidarsi allo strumento dell’azionariato per arginare i grossi debiti maturati dal gruppo Sensi. Noi, per certi versi, oggi, siamo più “fortunati” perché il Torino FC è finanziariamente sano, e  l’azionariato (prima reale e poi popolare) potrebbero aggiungere semplicemente risorse per farlo crescere e sviluppare nel senso suggerito proprio dalle grandi società calcistiche di cui parlavamo prima.
L’aiuto dei tifosi uniti, ricchi e meno ricchi, porterebbe in dote inoltre anche i valori e la cultura di essere del Toro, ridando compattezza  ad una tradizione che adesso è dispersa in migliaia di rivoli sempre più piccoli e spesso in contrasto tra loro.
Fino ad ora, se andate ad analizzare con attenzione le forme di azionariato proposte negli ultimi vent’anni ed i vari movimenti per la ricostruzione del Filadelfia, oltre a mancanza di metodicità aziendale dovuta a progetti approssimati con carenze in particolare nel marketing, in investimenti non oculati distribuiti nel tempo, difettavano di una prospettiva sul lungo periodo e quindi dalla frenesia di ottenere tutto e subito. A questo si accompagnava anche una impaziente attesa della maturazione mentale del tifoso stesso.
Queste esperienze non devono essere considerate come passate invano e sono diventate per noi un tesoro da cui ripartire, questa volta senza arrenderci.
ToroMio, sensibilizzando tutti gli ambienti granata, sta cercando di costruire un proprio percorso a lungo respiro che ci porti a recuperare questi quarant’anni persi.
Lo stiamo facendo con i passi della formica, senza fretta ma con costanza, con la consapevolezza che dipende solo da noi tifosi e dalla loro maturità, dai ricchi e meno ricchi. Al momento non esiste la garanzia assoluta che esistano “magnati” innamorati disposti a rafforzare il nostro Toro, ma abbiamo intuito ed anche avuto il sentore che, di fronte ad una vera, seria ed importante aggregazione di tifosi pronti a dare veramente un contributo attivo, questi tifosi più “fortunati e ricchi” sarebbero invogliati a mettersi a loro volta in gioco.
I tifosi non devono pensare necessariamente di impegnarsi per somme ingenti ma semplicemente di aderire con un impegno contenuto e soprattutto diffondere questo messaggio in modo capillare tra tutti coloro che amano il Toro.
Questo progetto rifiuta personaggi che vogliono apparire prevalendo uno sull’altro e prevede, invece, persone che contano di costruire un gruppo forte, la cosiddetta cordata, sostenuta da una base di migliaia di tifosi comuni che abbiano la lungimiranza e l’onestà intellettuale di comprendere che devono impegnarsi economicamente per primi, se vogliono davvero costruire un futuro stabile per il Toro.
 
ToroMio per adesso è questo, un movimento in divenire.  
 
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Articolo redatto da ToroMio e pubblicato su ToroNews il 13 febbraio 2010 

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