Gentile Dott. Cavagnero ci spiega la differenza tra l’azionariato cooperativistico e quello reale diffuso e, soprattutto, le motivazioni che vi hanno spinto ad orientarvi sul secondo “modello”?

Nell’azionariato popolare a base cooperativa è una cooperativa che acquista le azioni e poi le azioni sono trattate secondo le regole di una cooperativa. Il valore percentuale dipende dalla quota acquisita dalla cooperativa ma all’interno della cooperativa vale una persona uguale un voto.

Nell’azionariato reale diffuso ogni tifoso compra delle azioni e ne usufruisce secondo le proprie volontà. In particolare può rivenderle, acquisire eventuali dividendi, le azioni sono ereditabili e il suo voto vale in funzione della quota acquistata. Il controllo della società di calcio da parte dei tifosi potrebbe essere fatta direttamente (vedi Roma, Juventus, Lazio quotate anche in borsa) oppure attraverso una società di capitali, i genere una finanziaria, che controlla a sua volta la società di calcio. Noi di ToroMio pensiamo ad una società finanziaria dove vengono convogliati le azioni gestite direttamente dai tifosi.

Riteniamo il secondo modello più ampio per il Torino Fc in quanto si possono attirare capitali importanti molto più elevati rispetto a quelli standardizzati e piccoli di una cooperativa ( o associazione). Inoltre la finanziaria consente di fare investimenti sul territorio, in particolare in ambiente granata, in attività normali di servizi, imprese industriali, commerciali e altro creando posti di lavoro. Si forma così un circuito virtuoso dove la società di calcio diventa strumento di marketing e di relazione per varie attività imprenditoriali creando sinergie sia tra le imprese all’interno dell’ambiente granata sia con l’esterno, mentre le imprese creano utili che potranno essere investite nel Torino Fc o nelle attività imprenditoriali secondo le esigenze delle analisi manageriali. Non è nulla di nuovo: adesso il Torino Fc è strumento di marketing per le sole attività del presidente, dopo dovrà diventare per più attività sul territorio.

Altro motivo: è di aprire la strada all’azionariato popolare di tipo associativo (o cooperativo: la forma sarà decisa dai tifosi) creando una polisportiva sul territorio torinese (a Torino non ci sono sport di una certa rilevanza come basket, volley  o sport minori) che uniti a servizi rotanti attorno allo sport diano la possibilità di sostenere e far crescere l’azionaraito popolare associativo (o cooperativistico).

Insomma riteniamo l’azionariato popolare reale diffuso una carta in più che altre società (Roma, Juventus, Lazio) hanno già sfruttato quotandosi in borsa.

 

Il suo libro, “Se vogliamo possiamo” ha dato vita, nel 2007, al progetto ToroMio. E’ un libro, come lei scrive, che “guarda al futuro escludendo il passato”. Cosa intendeva?

La bibliografia del Torino Fc (oltre 200 libri) è sempre stata rivolta verso il passato raccontando le sue tragedie e i suoi miti. Questo libro parla di futuro per la prima volta, tenta di creare un avvenire reale.

 

Ha fatto una considerazione molto forte: “forse è arrivato il momento di far maturare l’idea di trasformare una squadra di calcio in un vero club”. Cosa intende per “club”? Crede che in Italia ci siano solo squadre di calcio e non club? Ci fa alcuni esempi, in campo internazionale, di “veri” club? Secondo lei potremmo, e se si in quanto tempo, “raggiungere” le best practices straniere?

Gli esempi più eclatanti sono il Barcellona e il Real Madrid dove si vive sotto la bandiera della propria squadra anche la vita di tutti giorni. Il Torino Fc ha questa opportunità: costruire una Cittadella Granata all’interno della città di Torino tra gli stadi Filadelfia (da ricostruire) e lo stadio Olimpico, speriamo presto rinominato Grande Torino, estendibile alle aree circostanti. E’ un’area ideale perché ci sono spazi enormi da poterci vivere e che possono essere granatizzati con investimenti importanti ma anche dai singoli tifosi acquistando man mano appartamenti e attività. Possiamo immaginare un qualcosa di simile al quartiere di Little Italy a New York, a quartieri cinesi a Londra che hanno avuto un’evoluzione spontanea fino a diventare aree di attrazione turistica.

 

Negli ultimi venti anni molti sono stati i tentativi di azionariato per sostenere il Torino. Quali sono i punti di forza, ed il valore aggiunto, di questa “nuova” associazione?

Abbiamo analizzato i tentativi precedenti e ci è sembrato che l’errore più grossolano sia stata la fretta di concludere. Anche noi quando siamo partiti pensavano di raggiungere dei risultati molto più importanti rapidamente e così non è stato, però non stiamo mollando, non ci siamo dati delle scadenze. Siamo diventati consapevoli che il percorso sarà lunghissimo e che in ogni momento potrà succedere qualcosa che accelererà il processo in modo imprevedibile. Occorrerà essere bravi a cogliere le opportunità che ci capiteranno ed è per questo che ci stiamo preparando. Troviamo molte difficoltà specialmente nello spiegare il progetto che sappiamo molto complesso e ambizioso.

 

Il 6 marzo 2011, presso i locali del Circolo del Tennis dell’Acqua Santa di Roma, voi ed altri rappresentanti degli Azionariati Popolari, tra cui Mantova United e My Roma, vi siete riuniti. Ci racconta gli obiettivi di questo incontro e, soprattutto, le comuni strategie che porrete in essere nelle varie realtà dislocate in tutto il territorio nazionale?

Devo dire che non ero presente personalmente ma c’erano due tifosi aderenti al progetto di Roma. Ad ogni modo si cerca di trovare degli obiettivi comuni dialogando e cercando di creare un fronte comune per poi rapportarci con gli organismi del calcio e la politica. Il confronto delle esperienze è importantissimo. Per esempio, sapere che un azionariato ha fatto già un certo percorso che viene seguito successivamente da un altro gruppo, porta dei grossi vantaggi realizzativi e psicologici.

Inoltre stiamo notando che questo modo di dialogare porta al sincero rispetto reciproco con la voglia di stemperare le tensioni. Siamo convinti che l’azionariato, qualunque esso sia, porta al rispetto delle cose proprie dovuto ad una maggiore consapevolezza di responsabilità del tifoso.

Un altro scopo è quello di aiutare gli altri azionariati a svilupparsi specialmente nella fase iniziale quando le idee sono estremamente confuse.

Noi di ToroMio auspicheremmo che il dialogo continuasse con più intensità e con più scambio di informazioni anche al di fuori di questi forum con l’uso più frequente della tecnologia Internet e incominciare a pensare a darci una struttura: sarebbe uno stimolo in più di dialogo.

Le realtà conosciute sono quelle indicate nel sito www.azionariatopoplareitalia.it. Sappiamo che ci sono molti altri gruppi di tifosi di altri club che si stanno organizzando ma sono ancora in una fase embrionale: penso che entro un anno saremo molti, molti di più e l’evoluzione verso l’azionariato sarà sempre più veloce.

 

Luca Guerrasio

www.sportmarketingnews.com

 12 ottobre 2011

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