di Andrea Morè

Cari Amici,
ho fatto un sogno bellissimo, naturalmente il sogno siccome profondo ed intimo quanto può essere un sogno era tutto granata, come me.

Ho sognato che il Torino FCc teneva Ogbonna oltre a Bianchi, che riusciva a cilindrare tutti i pesi morti e costruiva una rosa di giocatori ambiziosa e sfrontata dove l’irrequietezza di giovani torelli incontrava la saggezza e voglia mai sopita di esperti campioni.

Ho sognato che vincevamo, e sottolineo vincevamo con tanto di trofeo e palchetto il campionato di B e che giocando bene facevamo anche la nostra bella figura in Coppa Italia.

Ho sognato che il Toro tornava in A da Toro cioè dal Portone principale e non scalando muri per sgattaiolare dall’ultimo abbaino lasciato aperto.

Ho sognato che il Toro tornava a casa:"il Fila", dove giocare amichevoli di lusso e tutto ma proprio tutto il resto dentro.

Ho sognato che abbassavano il campo dell’Olimpico e lo portavano a 40.000 spettatori con le prime file a ridosso dei giocatori.

Ho sognato che queste opere erano realizzate anche con un discreto aiuto comunale quasi a chiedere scusa o perlomeno tentare di pareggiare la lista dei torti e dei conti in merito ai favori sempre concessi alla bocciofila di famiglia della prima squadra di Venaria, oltre che con gli introiti ricavati dall’accesso alla prima divisione nazionale.

Ho sognato che ci fosse pace nel mondo granata e che lo spirito autodeterminato ed autodeterminante dei giacobini granata oltre ad esercitarsi nelle marce dei cinquantamila trovasse giusta soddisfazione nella gestione del Filadelfia, del patrimonio tifoso, dell’associazione ex calciatori granata ed in tutto quello che costituisce un Popolo e non un gruppo di tifosi qualunque e che questo diventasse un primo passo concreto per un futuro di Azionariato reale dove la voce popolare e la solidità della Società si trovino garantiti Ad Vitam Aeternam.

Ho sognato che il Fila riprendesse il suo giusto valore che è stato grande anche e sopratutto dopo il Grande Torino, come simbolo di resistenza e vero cuore dell’identità cittadina.

Il Filadelfia:  il vero Altare della Patria di Torino ancora più bello e significativo di quello di Roma perchè decantava nella sua minutezza la grandezza della gente invece che soldati e che questo ritrovato Fila vada oltre tramite la sua riedificazione a questo concetto di resistenza diventando segno di una Società civile come di una Città che finalmente premino ed antepongano il diritto del singolo e la sua salvaguardia piuttosto che venerare entità parassitanti e ricattanti la Società medesima.

Ho sognato che il simbolo di questa ritrovata pace, gioia ed armonia con le proprie radici ed il proprio territorio ed a testimonianza di ritrovato vigore sia la riadozione del tradizionale simbolo societario che da sempre è comparsa sui gonfaloni del Torino rappresentante il simbolo cittadino: Toro giallo (oro) in campo blu sovrastato dalla Corona su Campo Granata.

Ecco ho fatto un sogno, bada bene solo di cose reali, mica ho sognato che l’Italia diventi un paese pulito e poco ipocrita e beghino dove il calcio rispecchi questa inedità onestà nazionale.

Ho solo sognato di tornare Noi stessi anche per lottare contro questo calcio virtuale lontano dalla gente e dalle tradizioni privo di futuro per sua stessa vocazione e natura cosi com’è l’attuale considerazione e gestione delle risorse tutte.

Semplice semplice…un sogno semplice semplice molto più reale di quello che viene da fuori siccome nasce da dentro, da quello che già c’è e su cui bisogna ripartire.

Semplice semplice…

Andrea Morè

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