LA MARATONA

di Andrea Morè 

 

 

 

Ci rimango sempre male quando vedo gli arbitraggi delle partite del Toro, così come ci rimango male quando vedo un carabiniere girare una rotonda a tutta manetta col telefonino all’orecchio o quando vedo verso quali banche svizzere o nella ricostruzione di qualche stadio sono finite le mie tasse.

 

Ma ci rimango ancora più male quando per strada facce ebeti mi tacciano di sindrome da complotto per troppa paura di vedersi stupidi, allora si va avanti così ed il sano di mente diventa pazzo, allora mi chiedo quanta difficoltà ci stà nell’ammetttere di essersi sbagliati, di essersi fatti prendere per il naso marciando sulla leva dei propri sensi di inferiorità od ambizioni smisurate? Sarebbe un ammissione piena di speranza perchè implica una soluzione, ma niente…

 

Mi sconvolge che tutto questo sistema che grazie a Dio, lo credo intimamante, stà sdrucciolevolmente cedendo il passo ad una rivoluzione epocale, sia mantenuto perlopiù da tanta lassitudine.

 

E’ interessante osservare come gli stessi che hanno pienamente attinto da un Sistema che faceva dell’inappellabilità dell’arbitro e delle regole il proprio perno lo stiano ora demolendo e discreditando spinti dalla propria voracità insaziabile riscrivendo regole, trasformando simboli e stelle.

 

Allora noi del Toro ci riprendiamo l’ottavo scudetto promesso e mai consegnato dal Presidente del Consiglio nel ’49, consideriamo come vinti tutti i campionati dove ci hanno gabbato i vari Lobello e superiamo agilmente la quota di dieci scudetti prendendoci una stella, contemporanemente pretendiamo che ne tolgano di coseguenza almeno una alla juventus per indiscutibile frode reiterata per decenni, poi ci mettiamo altre tre stelle per i 31 campionati nazionali giovanili vinti più una stella dedicata al Grande Torino più una per compensazione ai torti subiti più una siccome il Torino in quanto discendente dalla Torinese e dell’Internazionale Torino può vantare i più antichi natali d’Italia e fanno sette stelle sulla maglia, voilà.

 

Ma mi fà male pensare con quanti falsi problemi ammorbino le nostre giornate e quanto metadone mediatico venga dato in pasto alla gente alimentando un accettazione della scorrettezza e dell’iniquità che fa del Calcio ormai l’esempio cristallino.

 

Dice che calciopoli non è servita a nulla o addirittura che non è mai esistita, come dice che tangentopoli non è servita a nulla, dice che la creatina è andata in prescrizione, dice che i soldi sono il motore di tutto e che va tutto va bene, dice che è colpa degli operai se la fiat va male, dice che è colpa degli immigrati se l’Italia è allo sfascio od al fascio, dice che rubano tutti ed alla stessa maniera e dice che devi stare in casa per la paura che un marziano ti caghi in testa.

 

Vedo i pochi servizi che appaiono, stile Wikileaks (chissà che non ci denunceranno tutti noi freelance per stupro o pedofilia), sulle meraviglie lasciateci dalla festa bianconera

 

e non posso esimermi dal pensare a quanta responsabilità c’è nell’aver voluto ed allevato una società di idioti, quanto pesa l’aver voluto una Città intiera votata al mono: mocromatico, monosportivo, monogiornale, monoculturale, monoindustriale, l’aver coltivato nel profondo e libero nord la cultura del privilegio e del timore (il rispetto è un altra cosa) del potere, del dovere anziche del diritto, nel volere replicare una Città monarchica senza lasciare un alito di libertà per permettere a questa povera Città civile di rinascere e tenere botta in situazioni come quella in cui grava la società ora.

 

Cosa credete che dovesse succedere? Che tutti questi cresciuti alla scuola dell’analfabestismo applicato, del "fatti furbo", del "chi più ruba meglio è per lui", dei fast food, della cocacola e nutella, del bet and click, diventasserò intelligenti, santi e generosi?

 

Quanta colpa hanno i giornali in tutto questo, quante balle ad personam hanno scritto, quanto hanno di colpa questi "giornalisti" che hanno creato ad arte questa riverginità juventina veicolando in questo tutta la frustrazione di gente volutamente cresciuta nell’insicurezza e nella coltivazione del proprio senso di impotenza a fronte del rispetto incondizionato del potere financo fasullo e che si sentono giustificati nello sfogo becero incanalati in un sistema da mattatoio sociale organizzato dagli stessi mandanti degli ordini editoriali.

 

Quanta colpa ha teleradiolingotto (Rai3 Piemonte), di provata e fidata estrazione barotta e beghina od il più noto organo di stampa sportiva di famiglia che da tempo ha sostituito l’obsoleto hurrà luventus: Tuttosport, che difende alacremente anche le nostre lamentele solo per non perdere i preziosi lettori e rispettare la parcondicio che è fenomeno tutt’altro che democratico paragonabile alla spartizione dei soldi di sky e della lega calcio.

 

Tutti sotto, tutti chini a pedalare per salvare il Capo, ma ormai non si sà nemmeno più chi sia il Capo e si va avanti per inerzia dolente, tutti schiavi della propria ignorante fede verso un latitante centro del potere senza capire che il centro del potere siamo noi stessi nel proprio essere coscienti saltando in un lampo tutta l’ignoranza, le invidie ed i falsi valori non rendendoci più ricattabili da nessun sistema.

 

In un paese "normale", Preziosi, sorpreso con 250.000 euro fuori dal suo stadio per comprare una partita sarebbe stato incarcerato e bandito per sempre anche solo dall’avvicinarsi ad un terreno di gioco invece hanno pagato la squadra come i tifosi che si sono squallidamente dimostrati complici e Lui è sempre lì davanti alle telecamere.

 

In un paese"normale la juventus anche "solo" per la creatina sarebbe stata cancellata dal albo delle squadre per decenni.

 

In un paese normale la Lazio sarebbe fallita da mo’ insieme ad altre illustrissime compagini, in un paese normale avrebbero trovato i mandanti della demolizione dello stadio del Grande Torino e del fallimento economico del Torino anziche punire a 6 anni di distanza due esecutori materiali.

 

In un paese normale lo scommettitore Buffon ed il noto consumatore di sostanze stupefacenti Cannavaro non potrebbero fare publicità per merendine per bimbi e Delpiero, che nell’anno dell’infortunio è gonfiato come un canotto, fare la pubblicità del sano e pulito"plin-plin": esempi morali intoccabili, inno d’Italia con banda e tutti dietro alla fanfara ma c’è una bella differenza tra il dire che non bisogna essere ipocriti e dire che l’essere farabutto è normale e và preso a modello.

 

In un paese normale Moggi e Giraudo sarebbero in galera invece di rifondare società parasportive (NeaGea) ed incontrare amichevolmente Andrea Agnelli (pare….).

 

E si sarebbe fermata lì l’emorragia e la gente sarebbe più orientata all’onestà ed allo sforzo collettivo di salvare un paese piuttosto che pensare a salvare il proprio culo o peggio quello di un padrone qualunque.

 

In un paese normale dopo un gol in fuorigioco chilometrico di Trezeguet non si sarebbero scomodati: direttori di testate, psicologi, sociologi, teologi per giustificare la mortificazione della regola, semplicemente si sarebbe annullato il gol: PUNTO ed adesso parleremmo tutti di politica e decrescita anzichè delle stelle della juventus ed affronteremmo il problema delle decine di morti per crisi o della chiusura nel solo Piemonte di 3000 esercizi nell’arco del 2011 a favore dei grandi supermercati.

 

In un paese normale la gente non si sognerebbe di emulare dei farabutti ma pretenderebbe di essere utile alla società e pretenderebbe il diritto di partecipare alla crescita umana della società stessa ancorpiù che a quella economica e pretenderebbe diritti inalienabili come l’uso delle risorse come della tecnologia e delle cure mediche, in un paese normale la solidarietà e l’onestà non sarebbero bandite e tacciate di concorrenza sleale nei confronti del mercato finanziario.

 

I disadattati sociali in preda a turpe psichiche megalomaniche raramente combinano qualcosa di buono nella vita, se non si riesce ad intervenire medicalmente su di essi rischiano di diventare mostri i quali pur di mantenere uno scopo nella vita incapaci di rimettersi i questione si creano: diritti divini, ranghi sociali, separatività piuttosto che integrazione e così continuano a promulgare una idea del vuoto il tutto pur di non ammettere di essere normali e soggetti alle leggi della natura, insomma diventano dei parassiti sociali e quando persone di potere sono afflitte da questa sindrome le conseguenze sono devastanti, la prova tangibile ne è il comportamento festivo dei cugini ed è solo l’ennesima volta (c’è solo da spulciare trent’anni di cronaca).

 

E’ con quel magone e con tanti pensieri e voci che mi rimbombavano la testa che mi sono recato allo stadio l’altro ieri, poi….il Miracolo: ovvero un susseguirsi di avvenimenti meravigliosi: uno steward dotato di buon senso che mi ha concesso di entrare con una bottiglietta senza tappo per poterla riempire ai rubinetti per me e Papà, siccome non ho i soldi per comprarmi le bottigliette e sono uno di quelli che hanno votato per la libertà dell’acqua, poi ho incontrato come sempre la vecchietta del "San Vincenzo" cui Papà ha versato il soldino, poi ho visto le faccie allegre e genuine dei nostri, un po’ timide, miste di gioia e di timore, persone che dubitano ancora ma portano innanzi il "core" malgrado tutto, gente splendida che brilla senza lucido e poi finalmente ho visto La Maratona o meglio o rivisto La Maratona….

 

Che gioia, che bomba di fiducia nello stomaco, ho rivisto i miei vent’anni da torinese, ho rivisto Secondo Perona, ho rivisto i marciapiedi bagnati dietro l’Anatra Zoppa e le corse folli con gli amici Napoletani nella notte di Torino, ho rivisto la sana indignazione, la purezza e la spontaneità dei giovani…sono andato a riempire la mia bottiglia di pura acqua di democraticissimo acquedotto, mi sono mangiato due panini con la frittata di pranzo ed una arancia, come ai vecchi tempi…, non c’erano giornalacci di partito che millantano libertà sui seggiollini dello stadio e poi un improvviso nuovo compagno di sedia si è sostituito all’abituale del posto numerato: mi sono sentito libero e felice, una volta tanto anche in uno stadio modello con quel pizzico di anarchia che dovrebbe essere la regola felice ma ormai è diventata un eccezione.

 

Anche l’arbitraggio indigesto è passato, è rimasta la gioia di vedere i nostri giocare da Toro e sopratutto la conferma che non è tutto come appare in tv e che la nostra Città è ancora forte e bella, non da cartolina ma di umana comprensione e lungimiranza ed un onda calda e granata si è messa a massaggiarmi il mio midollo spinale, godevo di gioia sana.

 

Come cantava Battisti (che era granata): "Sogno il mio paese infine dignitoso, un fiume con i pesci vivi a un ora dalla casa" ed aggiungo di rivedere il Toro e ci stiamo forse riuscendo ed un paese dove la gente si riprenda il giocattolo che le hanno tolto dalle mani e quel giocattolo è la vita stessa, mia, tua, nostra e se lo rubano a me lo rubano anche a te e vorrei che per una volta coloro che si indignano e che si tengono tra i denti le bestemmie al bar per non farti sentire stupido o "caro replicatore degli organi di stampa ufficiali" non siano trattati da guastafeste ma da brave persone.

 

"Dai c’ai la fuma (dai che c’è la facciamo) che il futuro è la dietro l’angolo…".

 

Andre Morè Toromio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.