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L'azionariato nel calcio

Tranne alcune realtà calcistiche mondiali più evolute sono poche le società che hanno intrapreso la volontà di far partecipare in tutte le sue componenti sociali i propri tifosi. Normalmente questi ultimi sono trattati ne più ne meno come clienti che acquistano un prodotto che dovrebbe dare emozioni. Inoltre, come tutti i clienti, applaudono se il prodotto è buono oppure  protestano vivacemente se il loro prodotto calcio è, secondo le loro aspettative, scarso e di conseguenza avanzano richieste affinché il prodotto sia  migliorato. Talvolta il prodotto è talmente buono che la gente impazzisce di gioia improvvisando festeggiamenti folcloristici ad alto impatto sul territorio oppure la tensione si alza fino al punto che la  protesta sfocia in disordini sociali.

C’è da dire che anche il tifoso nella maggior parte dei casi non dimostra molta volontà di partecipazione alla vita sociale e gestionale perché, se da una parte potrebbe influenzare molto più decisamente le scelte, dall’altra sono richieste anche responsabilità a partire da importanti immissioni di denaro per il sostentamento della squadra, responsabilità nelle decisioni, responsabilità di gestione che non sempre sono condivise. Insomma il tifoso in genere vuole pagare (a volte neppure quello) l’evento e basta.

Questo atteggiamento poco evoluto si manifesta a partire dalle società dilettantistiche dove, nonostante lo statuto sociale lo prevede, non è mai fatta l’assemblea annuale con la partecipazione di tutte le componenti (giocatori dilettanti, genitori, tifosi,dirigenti). Così i tifosi non possono far valere le loro ragioni ma però mugugnano se la squadra va male e i dirigenti si guardano bene nel sensibilizzare i tifosi a partecipare alle assemblee soprattutto perché non desiderano che mettano “il naso” nella parte gestionale.

Eppure la tifoseria è la parte fondamentale del calcio. Sono i tifosi i custodi della tradizione, sono questi che sostengono e danno valore duraturo nel tempo ad una società calcistica. Ciò nonostante sono quasi sempre esclusi  o si autoescludono.

La partecipazione dei tifosi alla gestione di una società professionistica passa attraverso l’azionariato sia quello vero e proprio, sia quello popolare. Tra i due c’è moltissima differenza e molta confusione (vedi sezione "Differenze di interpretazione").

Per quanto riguarda il Torino Fc la volontà di partecipazione dei tifosi si può dire fortemente latente perché se ne parla da anni più come uno dei possibili sogni che per una reale convinta volontà di realizzazione: lo stanno dimostrare almeno tre tentativi non andati a buon fine per motivi vari tra i quali i metodi di diffusione approssimati, la mancanza di convinzione e perseveranza nell’ottenere il risultato voluto, la  fretta di ottenere subito il risultato senza attendere la giusta evoluzione mentale dell’ambiente, la mancanza di creazione della condivisione con le diverse componenti ambientali.

L’idea del rafforzamento della società Torino Fc attraverso l’azionariato non è nuova ma è stata esplicitata attraverso un libro “Se vogliamo, possiamo”. Il libro è stato scritto a partire dal 2007 quindi alcune situazioni devono essere lette ed interpretate ricordando la situazione di quel periodo.  Inoltre, pur rimanendo le idee di base le stesse, il progetto ha avuto una sua evoluzione man mano che il gruppo promotore iniziale di tifosi è progredito con nuovi aderenti i quali hanno apportato nuove soluzioni. Inoltre il libro completo è scaricabile in formato pdf cliccando sulla copertina qui sul lato destro della Home Page.