Se qualcuno pensa che l’atteggiamento di una società di calcio sia cambiato negli anni, si sbaglia. Abbiamo insegnato e insegneremo ai nostri ragazzi la passione, la lealtà, l’onestà, la nostra leggenda che nessun altro può insegnare. Infine insegneremo a vincere ma non li aiuteremo comunque con aiuti da fuori campo con attività sleali in pre evento.

Ecco una autorevole testimonianza che arriva dal passato (primi anni ’70) di cosa non dovremo mai essere.

Sembrava che a Torino dovessero stare solo loro.
Sembrava che fosse vietato anche solo esistere, lottare, sfidarli.
Sembrava che la Juve non dovesse avere rivali.
Non solo dovevano vincere sempre loro, ma noi non si poteva nemmeno combattere.
Sembrava che fosse illecito dire: «Ci siamo anche noi del Toro, perché anche noi siamo forti».
Sembrava che a Torino dovessero respirare solo loro. Ci toglievano anche l’aria quelli della Juve, e io la loro aria non volevo respirarla.
Io respiravo bene, pulito, soltanto quando ero al Fila.
Ma gli arbitri, certi giornalisti, certi manager che giravano nel calcio, certi poteri più o meno oscuri in città. Ecco: con tutti i suoi tentacoli la Juve cercava di non farci respirare. E quelli del suo entourage non avevano nemmeno bisogno di essere comandati: sapevano da soli come muoversi per ingraziarsi la famiglia.

Gustavo Giagnoni 

 

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